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Chi siamo

"Campo del prete" è una Impresa, a conduzione famigliare, che risulta iscritta al Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Viterbo (cfr. https://www.registroimprese.it) con numero VT - 204431 come Impresa agricola con attività di Coltivazione di frutti oleosi (Codice 01.26 dell’Agenzia delle Entrate). Il suo nome ha preso spunto proprio dai registri del Catasto con il quale nome designa una certa area. Essa nasce a Viterbo dalla passione per la natura e per l’olivicoltura da parte del suo titolare Alessandro Camilli. Docente di scuola superiore, egli ha fatto della olivicoltura  una delle sue passioni. Ha acquisito tecniche di potatura a "vaso policonico", partecipando a corsi avanzati col dott. Giorgio Pannelli. Conduce personalmente il proprio uliveto in tutte le fasi di gestione. Per ricercare la migliore qualità del proprio olio ha frequentato corsi di assaggio presso l’Azienda Speciale della Camera di Commercio di Viterbo-Rieti, divenendovi tecnico assaggiatore dei Comitati di assaggio RI-VT1 e RI-VT2.

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Collocazione geografica

 Il terreno su cui sorgono i nostri ulivi è poco distante da Viterbo e si trova vicino a Vetralla, proprio alle pendici dell'antico vulcano Cimino. È una zona dove scorrono ruscelli di millenaria antichità e dove sono ancora visibili le antiche vestigia della civiltà etrusca e i resti di una antica terme romana. Qui vi affiorano acque termali dalle viscere della terra. La vicinanza del nostro uliveto all'antico vulcano "Cimino" comporta la presenza dei suoi numerosi minerali, ricco nutrimento di uliveti secolari che fanno della zona uno dei più antichi e fecondi nuclei dell’olivicoltura viterbese.

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Dalle origini...

Il nostro uliveto insiste in una ampia area della provincia di Viterbo dove l'origine dell'olivicoltura affonda le radici sin nei tempi etruschi. Le nostre piante hanno per lo più oltre i 100 anni di età. Gli abitanti della zona riferiscono che i propri avi conobbero le squadre di piantatori di ulivi che vennero direttamente da Canino - famoso paese olivicolo da cui trae origine la varietà Caninese - per piantare le piante, dopo aver scavato profondi e lunghi solchi nel terreno sassoso, ove collocarli. Sono ulivi che hanno passato le guerre mondiali e le gelate, ma nessuno li toccò...

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... ad oggi

... fino a che la pazzia di un piromane, intorno al 2014, provocò un incendio doloso nei paraggi, coinvolgendo una metà parte dell'uliveto. Da allora una buona parte di esso fu lasciato nella incuria, e i vecchi proprietari non riuscirono a ben gestire la cosa, lasciando che buona parte dell'uliveto fosse letteralmente inghiottita da arbusti e rovi. 

Dal 2021, invece, subentrando noi alla proprietà, l'uliveto ha cominciato a "respirare". Abbiamo abbattuto un fronte di cespugli e spine di circa 10 metri in profondità e 3 mt in altezza, alla fine dei quali non sapevamo neanche che esistesse un fosso dove scorreva anticamente dell'abbondante acqua. Abbiamo poi ripulito tutto il terreno di diverse tonnellate di sassi, ormai seppelliti sfruttando una impraticabile cantina di vecchia fattura sotto terra e poi ricoperta. Abbiamo liberato tutto il confine di rovi e arbusti infestanti e snellito la ramaglia di grandi querce che facevano eccessiva ombra agli ulivi. Abbiamo segato le vecchie ceppaie degli ulivi morti; eradicato quelle di alberi infestanti al confine e fatto un intervento di potatura di riforma massiccio, producendo circa 350 quintali di legna in soli due anni. Ad oggi l'uliveto è gestito ad inerbimento spontaneo, senza lavorazioni del suolo e, di fatto, in regime biologico, senza ausilio di fertilizzanti e fitofarmaci chimici.

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